Linfedema, quel brutto gonfiore dopo la mastectomia che si può eliminare

Nella maggior parte dei casi il linfedema si risolve con successo, se affrontato al meglio, per esempio con il linfodrenaggio, ma non solo. “Si tratta – spiega Roberta Mangia, estetista APEO (associazione professionale di estetica oncologica), di far fronte ad un problema, quale appunto il linfedema, che comporta un accumulo di liquidi, con ristagno di questi, di solito in uno o entrambi gli arti, causando gonfiori, dolori e una bassa qualità della vita.”

Le cause di questo accumulo e ristagno della linfa, possono essere congenite o traumatiche come un intervento chirurgico, che porta allo svuotamento dei linfonodi, responsabili del flusso delle tossine e quindi dello scorrimento della linfa depurata da queste.

Spesso il ristagno dei liquidi si verifica nelle persone che soffrono di nefropatia o nei cardiopatici, “in questi casi – afferma l’estetista APEO – il linfedema si presenterà in entrambe le gambe o i piedi. che a volte sono talmente gonfi, da non riuscire neanche a indossare le scarpe, ma sopratutto il linfedema compare nelle donne operate di mastectomia per un cancro al seno e che dopo l’intervento, hanno nella maggior parte dei casi il gonfiore ad un braccio. Non è un problema solo estetico – sottolinea l’estetista oncologica Mangia – ma si tratta di un problema di salute e di qualità della vita, che si può risolvere, anche se molte donne ancora non lo sanno.”

Chi ha un linfedema al braccio per esempio, si trova con l’arto molto gonfio, dolorante, al punto tale da non poter tenere sulla spalla neanche la borsa, proprio perché in seguito all’intervento di mastectomia, il braccio ha subito uno svuotamento dei linfonodi, con il conseguente blocco della circolazione della linfa, che contiene oltre al plasma del sangue, anche i linfociti, cellule che combattono le infezioni, la crescita dei tumori. Proprio per il blocco della circolazione della linfa dovuto all’intervento, basta un graffio, un taglio o una puntura di insetto sulla pelle delicatissima, proprio per l’eccessivo gonfiore, quindi molto tirata, che la donna con linfedema, può avere un’infezione per l’assenza di linfociti, che invece potrebbero fronteggiarla. Lasciare che questo gonfiore quindi persista, significa rendere sempre più vulnerabile un corpo già provato, non solo, ma l’eventuale infezione può aggravarsi sino alla linfagite: il braccio diventa rigido, sino addirittura alla necrosi dell’arto, nelle migliori delle ipotesi invece, la pelle sempre più tesa tende a spaccarsi, si creano fissurazioni, aumenta il dolore, si ha prurito al braccio come se fosse addormentato e si perde la sensibilità.

Roberta Mangia estetista APEO

E’ importante quindi intervenire e subito, appena compare il gonfiore. “Nei casi meno gravi – spiega Roberta Mangia – possiamo intervenire noi estetiste oncologiche con un linfodrenaggio, da non confondere però, con quello che molte donne possono trovare presso la propria estetista di fiducia; nel nostro caso non si parla tanto di bellezza, quanto di salute e per questo si interviene in maniera diversa: cerchiamo con manovre specifiche, a modo massaggio, di sbloccare la circolazione della linfa bloccata, facendola defluire nella parte del corpo dove il flusso funziona grazie alla presenza dei linfonodi, per questo l’estetista oncologica deve sapere in quale area del corpo, deve “scaricare” le tossine e portare il flusso. Si fa un vero e proprio drenaggio alla donna con linfedema, sbloccando il movimento delle tossine e depurando così la linfa, la paziente subito dopo il linfodrenaggio spesso ha necessità di urinare, proprio perché si è sbloccata la circolazione.”

Il linfodrenaggio nei casi di mastectomia, ma anche di malattie cardiopatiche o renali, viene studiato su misura del paziente, non è uguale per tutti. Inoltre, per risultati migliori, noi estetiste APEO, lavoriamo spesso insieme al fisioterapista, che utilizza delle bende elastiche, per un pompaggio della linfa graduale e per mantenere ciò che si é raggiunto con il linfodrenaggio.”

“E’ un processo lungo, che richiede costanza, almeno 20 – 30 giorni, ma che a seconda dei casi può arrivare anche a due anni, i risultati però ci sono e sono risolutivi, sopratutto individuando persone specializzate. Spesso – sottolinea Roberta Mangia – sento dire da qualche donna che si é rivolta alla propria estetista di fiducia, ma senza vedere risultati. Non basta conoscere il linfodrenaggio, nelle donne operate al seno, bisogna conoscere e avere tante manovre e accorgimenti in più.”

“Certo – aggiunge Roberta Mangia – se la donna ha avuto due mastectomie – noi estetiste oncologiche possiamo fare ben poco, perché non abbiamo una zona superiore del corpo, che sia cioé vicina ai seni, dove far defluire la linfa bloccata e quindi occorre l’intervento farmacologico, del medico e del fisioterapista che potrà tra le altre cose, suggerire esercizi ad hoc.”

“Nella maggior parte dei casi però il linfedema è monolaterale e si risolve con costanza. Una volta che la donna ha risolto definitivamente il problema, con la scomparsa del gonfiore e la ripresa della circolazione della linfa, deve comunque seguire delle precauzioni: non avere mai pesi sulla spalla dove é collegato il braccio precedentemente gonfio, né trascinare cose pesanti con quel braccio, sembra strano – dice l’estetista oncologica – ma anche le unghie è bene che siano corte per evitare di graffiarsi sulla pelle e andare incontro a facili infezioni. E’ consigliato anche di non tenere il braccio interessato dal linfedema, penzolante e non indossare accessori quali bracciali e anelli che stringono o indumenti attillati alla spalla e parte del braccio, eliminare cioé tutto quanto possa “costringere” la circolazione e preferire tutto quanto é invece morbido.”

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