L’arcivescovo apre il Natale dalla fine…

Inizia dalla fine della vita, L’arcivescovo Seccia apre gli auguri natalizi partendo dal luogo dove la vita termina, l’hospice.
“La speranza cammina sulle gambe degli uomini, sapendo che la nostra vita é nella volontà del Signore”. Questo il messaggio che l’arcivescovo Monsignor Michele Seccia, della diocesi di Lecce, ha voluto dare agli ammalati, ai medici, infermieri, alle famiglie dei degenti dell’Hopise di San Cesario, dove si é recato questo pomeriggio. Una struttura considerata una valle di lacrime, dove sono ricoverate e assistite le persone in fase terminale, un centro medico da dove sua Eccellenza, ha voluto cominciare il suo cammino di auguri natalizi, per dare un segnale di quello che é il vero Natale, “partendo – ha detto Monsignore – proprio dai più fragili.”

Il Natale come rinascita, partendo dalla fine, per arrivare alla vita, dagli ammalati terminali, a Gesù Bambino, che nasce appunto tra gli allettati. A loro Monsignor Seccia ha voluto donare una carezza, uno sguardo, la sua benedizione e una parola di conforto, come ai rispettivi familiari, ai medici, infermieri, ausiliari e a chi esercita la propria professione praticando – ha sottolineato l’Arcivescovo – la speranza che va – ha detto – di pari passo alla fede e alla carità.”

“Natale – ha aggiunto Monsignor Seccia- é la festa della speranza, ma la speranza che si realizza incontrando questo corpo di Dio che é il Bambino. Vorrei che questo luogo, l’hospice, considerato dai più una valle di lacrime, sia luogo di speranza, intesa come la certezza che la vita terrena finisce per ricongiungersi in Dio, perché tutto ha inizio da Lui e si ricongiunge in Lui.
La fine in realtà è il fine, l’obiettivo cioé di rinascita in Cristo, attraverso l’esperienza umana che é quella delle energie che si consumano, della vita terrena che termina, del dolore, ecc… Il fatto di sapere che tutto termina con l’incontro con Dio, non vuole essere – ha spiegato sua Eccellenza – una pseudo consolazione, ma, per chi crede, una certezza: che ogni uomo e donna é a immagine e somiglianza a Dio.”

Monsiglior Seccia si é quindi soffermato sulla necessità che la vita continui sino all’ultimo giorno, “perché – ha dichiarato davanti ai medici – ognuno mantiene una sua dignità sino alla fine, che non deve essere mai violata da nessuno, anche difronte all’evidente impotenza della medicina e della scienza.”

Alla santa messa erano presenti oltre ai parenti degli ammalati e al personale sanitario, il direttore del distretto di Lecce, Rodolfo Rollo, colui che ha ideato l’Hospice, il neo eletto presidente dell’ordine dei medici di Lecce, Donato De Giorgi e il il vice presidente Gino Peccarisi, oltre al sindaco di San Cesario e naturalmente il direttore sanitario della struttura, Enzo Caroprese.

“Cerchiamo – ha concluso il direttore – di lenire il dolore degli ammalati più fragili, sostituendo la sofferenza e l’angoscia con la speranza. Cerchiamo, nel nostro piccolo di diffondere questa cultura sia dentro che fuori dall’Hospice, ma con difficoltà, perché l’ammalato non si senta solo, i familiari non si sentano isolati” perché non si può dare speranza alla salute e alla vita, se non si impara a guardarle da questo punto di vista.

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