Guarire dall’epatite non basta

Curare tutti e in fretta. L’Epatite C infatti, anche se può essere debellata con le nuove terapie, può comunque lasciare danni permanenti, come il tumore al fegato. A spiegare molto bene questa teoria, il professor Francesco Negro, docente presso l’Università di Ginevra, responsabile dell’unità di epatologia e gastroenterologia del nosocomio svizzero, nonché membro dell’EASL (European association Society of lever diseas) per la redazione delle linee guida sull’epatite C.

Il professore é intervenuto nei giorni scorsi al convengo sulle malattie del fegato, organizzato a Lecce da MOTUS ANIMI e dal dottor Roberto Chiavaroli, infettivologo presso il “Santa Caterina Novella”, mettendo il luce le due facce di una stessa medaglia: se da un alto l’innovazione farmacologica ha permesso di debellare il virus HCV, responsabile dell’epatite, dall’altra però – dice il professor Negro – bisogna tener conto che lo stesso virus, se presente per troppo tempo nell’organismo, può arrecare danni che permangono anche quando il virus viene eliminato successivamente. Il punto é che il virus non dovrebbe restare troppo a lungo nell’organismo, altrimenti il paziente, anche una volta guarito, ha comunque molte probabilità che sviluppi una malattia seria come il tumore del fegato oltre ad altre patologie.

Una persona che ha l’epatite C ha il 60% di rischio di ammalarsi di diabete, una delle malattie provocate dalla carica virale, che rimane anche una volta debellato il virus. Ci sono – aggiunge il professor Negro – una serie di malattie che possono nascere dalla presenza del virus nel sangue, come l’artrite reumatoide, malattie cardiovascolari, carcinoma e appunto il diabete. Che fare? Intervenire subito, non aspettare per la somministrazione delle nuove cure, perché tardare con la terapia, significa comunque lasciare degli strascichi provocati dal virus C.

La maggior parte dei decessi di epatite C – aggiunge il professore – sono dovuti non tanto alla malattia in sé, ma alle complicanze di questa che provoca diabete, sviluppa cirrosi, o tumore epatico o ancora linfoma di tipo B. Circa 400 mila persone al mondo ammalate di epatite virale, muore per altra causa correlata alla presenza del virus, ma non legata direttamente all’epatite. Questo – spiega perché l’OMS è protesa verso una terapia immediata e accessibile a tutti i pazienti affetti dalla malattia infettiva. Proprio in queste settimane, l’OMS stilerà le nuove linee guida in merito, il problema sarà come affrontare i costi di una terapia così estesa e se ci saranno le risorse umane sufficienti. Per ora quello che trapela é che ci saranno delle priorità per la somministrazione della cura che, sino a poco tempo fa, lo Stato riconosceva solo ai casi più gravi. Oggi l’idea é quella di estenderla a tutti, mantenendo però delle priorità, per cui chi rappresenta un concreto canale di contagiosità, verrà trattato prima.

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3 Commenti to “Guarire dall’epatite non basta”

  1. Gea ha detto:

    Mi pare di capire che non ha chiesto al prof. Negri come risolve il problema della tempestività della cura.

    Io mi riferivo al suo commento “Non basta eliminare il virsu grazie ai nuovi farmaci, per dirsi davvero guariti….” fatto con la divisone dell’articolo in alcuni gruppi chiusi.

    Questo commento, mi pare che intende riferirsi a tutti i pazienti hcv, senza alcuna distinzione, mettendo in dubbio la guarigione.

    Di conseguenza, ha scatenato non poche discussioni, incertezze e paure, tra i pazienti che speravano la guarigione, non essendo né cirrotici, né in fase avanzata.

    Fortunatamente ce ne sono pazienti che una volta eliminata l’infezione, possono considerarsi guariti definitivamente, basta che seguono poi un sano stile di vita.

  2. Gea ha detto:

    Salve, a parte il fatto che non tutti sviluppano danni perché hanno provveduto curarsi senza aspettare la fibrosi avanzata e la cirrosi, mi piacerebbe sapere il perché i pazienti devono aspettare la cura a scaglioni come da programazzione AIFA, per ulteriori 3 anni?

    Che cosa ha risposto il prof. Negri in merito a questa procedura in netto contrasto con quanto da lui affermato? Come fa lui curare subito i pazienti, di fronte a tale indicazioni e protocolli Aifa? oppure facilitato dall’accordo svizzero delll’assicurazione Concordia per l’importazione dei Daas generici, modalità e accordi negati in assoluto dal nostro SSN. Grazie in anticipo per la risposta.

    • Roberta Grima ha detto:

      Gentile lettore, nessuno mi pare abbia detto che tutti sviluppano danni, il senso del medico era che non basta avere un farmaco che finalmente debella il virus, ma serve fare presto perché se si aspetta, i danni possono rimanere anche una volta eliminato il virus. Per distribuire le cure in retta a tutti, naturalmente serve risolvere una serie di problemi per esempio aumentare i medici competenti, ma non solo individuare fondi ad hoc perché le terapie siano estese senza attese

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