Giornata sull’autismo: la Regione autorizza i primi centri specializzati

Due comunità residenziali socio – educative e riabilitative, una ad Andrano e l’altra a Carpignano Salentino, altri due centri socio educativi e riabilitativi: uno a Lecce, l’altro a Specchia, infine otto moduli terapeutico – riabilitativi nei comuni di Gagliano del Capo (3), Matino (2) e Lizzanello (2 + 1). Sono queste le strutture che la Regione Puglia ha autorizzato, l’ultima questa mattina, ad operare per offrire servizi riabilitativi alle persone con disturbo dello spettro autistico.

Ad annunciarlo la presidentessa del consiglio comunale leccese, Paola Povero, nelle vesti di rappresentante del governatore Emiliano, durante la conferenza stampa svoltasi stamane sulla giornata della consapevolezza dell’autismo, organizzata da Maria Antonietta Bove, presidentessa di “Amici di Nico onlus”, un’ associazione che da dieci anni si occupa dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico, colmando spesso la carenze delle istituzioni.

“Abbiamo lavorato tanto – ha detto paola Povero – trovandoci sin dall’inizio in mezzo ad un vero e proprio far west, in cui c’era chi approfittava a fare imprenditoria su un tema così delicato come l’autismo. Abbiamo trovato chi chiedeva supporti economici alla Regione come in passato, al posto dei servizi necessari da attivare.” Così é stata fatta un pò di pulizia, individuando chi può effettivamente assistere ragazzi con autismo e chi no, in base ai requisiti. La scelta arriva con un notevole ritardo, dovuto – ha spigato la Povero – alla lentezza burocratica e ai tempi troppo lunghi per avere dati certi dai comuni della provincia, non ultimo ad una mentalità che per troppo tempo ha considerato il tema della disabilità come politica residuale, che ha investito sempre molto poco.
Abbiamo cercato di cambiare rotta – ha aggiunto Paola Povero – istituendo i CAT, i centri territoriali per l’autismo e adesso autorizzando le varie strutture sul territorio. Altre ne saranno autorizzate, così come altri moduli verranno attivati, non appena saranno determinati i nuovi fabbisogni.
Resta da lavorare ancora molto sull’inclusione sociale dei ragazzi – ha aggiunto la delegata di emiliano – penso per esempio all’agricoltura sociale, con l’impiego dei beni sottratti alla mafia. Le famiglie non possono aspettare, anche perché l’autismo é sempre più diffuso, si parla di un bambino autistico su 80.”

“Le famiglie sono di fatto lasciate sole – come ha sottolineato il sindaco di Lizzanello Fulvio Pedone -. Le strutture servono come il pane, servono per garantire il trattamento adatto come l’ABA, ma si tratta di un trattamento che funziona dai sei anni in su, prima non c’è alcunché e questo è un problema del quale bisogna farsi carico. Il tema delle risorse scarse, non può essere discriminante se attivare o no determinati servizi. Solo quando ci si prenderà in carico queste persone per davvero, in tutti i contesti, scolastico, in primis familiare, con assistenza h24, allora l’Italia potrà dirsi un paese civile. Non possiamo limitarci a poche ore di riabilitazione e lasciare poi tutto il peso della disabilità ai genitori e dopo di loro ai fratelli, che devono rinunciare alla loro vita, per assistere i loro familiari autistici, come una cambiale o una croce che passa dai genitori ai figli normotipo. Servono piuttosto, persone preparate a supporto delle famiglie, specializzate, che vadano a casa per dare risposte concrete in termini riabilitativi, servono strutture, ma anche interventi nelle scuole, con docenti di sostegno formati. L’inclusione passa anche da questa presa in carico reale.”

Purtroppo le difficoltà non mancano, “le Asl attualmente sono in grado di fare soltanto diagnosi – ha chiarito il responsabile della neuropsichiatria infantile di Lecce, Angelo Massagli – motivo per cui la Regione ha pensato di creare una sinergia tra pubblico e privato, dando a quest’ultimo il compito di garantire i trattamenti riabilitativi e assistenziali, lasciando al pubblico il compito di fare la diagnosi, per la quale però ancora le famiglie intraprendono i viaggi fuori regione, i cosiddetti viaggi della speranza a Pisa, Genova, piuttosto che a Siena, ecc.. Ma anche le diagnosi, che le Asl dovrebbero poter garantire, non sempre arrivano tempestivamente, con ripercussioni di non poco conto sui bambini. Diagnosticare tardi l’autismo, significa arrivare tardi con la terapia e i risultati di una maggiore o minore autonomia e capacità intellettiva, dipendono da questo”.
Nel CAT di Lecce, sono soltanto in due a lavorare: il responsabile Angelo Massagli ed una psicologa, circa 40, 50 ragazzi sono in lista di attesa per avere la diagnosi, le famiglie aspettano di sapere se il loro bambino è o non è autistico, appesi su un filo di speranza. Servono persone perché la sanità cammina sulle gambe degli uomini, ma su questo Paola Povero ha chiarito che é l’Asl in totale autonomia, a fare le scelte opportune in base alle necessità scritte sul piano aziendale.

All’incontro di questa mattina, c’era anche il presidente della provincia Antonio Gabellone che ha auspicato un tavolo tecnico tra le parti coinvolte: scuola, famiglie, istituzioni e l’assessore comunale di Lecce al welfare Silvia Miglietta che ha invitato ad unire le forze per affrontare al meglio un problema come l’autismo, senza dover necessariamente parlare sempre di numeri, costi e spese.

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